lunedì 2 novembre 2015

Al Global Junior Challenge premiata la scuola senza insegnanti!

Non è in Finlandia! Non è un esperimento sfizioso da paese ricco con pochi abitanti, che può permettersi quello che noi non possiamo (anche se, secondo i racconti di chi le ha viste dal vivo, anche le tanto ammirate scuole finlandesi hanno i loro lati oscuri).
Il ragazzo mi saluta con un bel sorriso e mi dice: «Vengo dall'India!»

Abhijit Sinha con Cindea Hung, Taiwan
Il suo tavolino (quest'anno il GJC , che si è appena svolto a Roma dal 28 al 30 ottobre, è stato davvero low cost e rigorosamente non c'erano stand, ma tavolini!) è tra i più semplici e disadorni. Vanno su un pc portatile immagini e qualche piccola sequenza video, ma il suo progetto non ha ancora un suo sito web, in arrivo però – mi assicura – tra poche settimane.
Mi racconta che nel suo villaggio la scuola era un disastro, i ragazzi non imparavano niente. E allora lui ha avuto l'idea di farla lui una scuola, senza classi, senza maestri o professori, dove le persone, adulti e ragazzi, semplicemente si insegnano l'un l'altro quello che sanno fare!
Ha funzionato, anche verso il mondo del lavoro, perché ci sono imprenditori che hanno bisogno di operai e impiegati che, più che un pezzo di carta da mostrare, sanno fare le cose!
Ora quella scuola va avanti da sola, e lui, Abhijit Sinha, 24 anni, va in altri villaggi a organizzare altre scuole così.
Dura la vita nei villaggi in India, e di solito chi riesce ad andarsene via per studiare in città, poi non torna. Ora – mi dice – c'è gente che dalle città viene nelle sue scuole!
È anche un modo per sviluppare una coscienza del valore della cultura locale, le tradizioni, il cibo, che in India oggi sono fortemente minacciate anche da quell'ideologia del progresso e della modernità che sempre si accompagna al forte sviluppo industriale dei paesi “arretrati”.
Abhijit non viene pagato per questa sua attività di “seminatore di scuole”. «Come fai a vivere allora? Non puoi lavorare gratis!»
Con molta semplicità, mi dice che, nei villaggi dove opera, gli danno un posto dove abitare, da mangiare, da vestire...

2 commenti:

  1. Ciao. C'è da dire che la Finlandia quando cominciò la sua riforma della scuola non era poi un paese così ricco. Una delle cose che più apprezzo del suo sistema scolastico è la mancanza di test standardizzati nazional-obbligatori ;). L'autoriforma indiana ricorda le scuole di mutuo insegnamento che si sono proposte e riproposte più volte dal medioevo in qua. E quando noi invitiamo un genitore o un nonno a scuola a parlarci di coltivazione dei ciliegi, api, musica, ricamo, pittura, medicina, allevamento di animali sfioriamo tale metodo di insegnamento

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    1. Ciao Renata!
      Oggi, in tempi di globalizzazione spesso forzata e di digitalizzazione compulsiva, al limite del patologico, certe pratiche "antiche" possono servire a recuperare l'altra faccia della tecnologia, quella che consente a tutti di condividere a livello planetario somiglianze e differenze, partendo non dal mercato o dall'ideologia, ma dalla vita e dalla cultura reale degli umani: la grande ricchezza potenziale (tutta da conquistare, non ti regala niente nessuno!) del tempo presente.

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